Dalla Legge Stanca all’European
Accessibility Act

Per molto tempo siamo stati abituati a pensare all’accessibilità come a un tema legato soprattutto agli spazi fisici: edifici, ingressi, percorsi, barriere architettoniche. Oggi, però, l’accessibilità riguarda anche il digitale: Siti web, e-commerce, app, documenti, piattaforme online e servizi digitali devono essere progettati per essere utilizzabili dal maggior numero possibile di persone, comprese le persone con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive.

In Italia il primo riferimento normativo è la Legge 4/2004, conosciuta come Legge Stanca, nata per favorire l’accesso delle persone con disabilità agli strumenti informatici. Inizialmente la normativa si rivolgeva esclusivamente alla Pubblica Amministrazione e solo in tempi più recenti (nel 2020) l'obbligo è stato esteso anche ai grandi soggetti privati con fatturati superiori a 500 milioni di euro.

Con l’European Accessibility Act il quadro si è ampliato. Dal 28 giugno 2025, anche molti operatori privati che offrono determinati prodotti e servizi digitali ai consumatori devono rispettare requisiti specifici di accessibilità.

Nel 2026, con la pubblicazione delle Linee Guida AgID sull’accessibilità dei servizi, questo percorso è entrato in una fase ancora più operativa: oggi non si parla più solo di adeguamento tecnico, ma anche di documentazione, monitoraggio, gestione delle non conformità e continuità nel tempo.

European Accessibility Act: cosa prevede

L’European Accessibility Act è la normativa europea che definisce requisiti comuni di accessibilità per prodotti e servizi. In Italia è stato recepito dal D.Lgs. 27 maggio 2022, n. 82, che stabilisce gli obblighi applicabili a partire dal 28 giugno 2025.

L’obiettivo è rendere più accessibili prodotti e servizi digitali rivolti ai consumatori, eliminando barriere che possono impedire o rendere difficoltoso l’accesso alle informazioni, agli acquisti, ai pagamenti, alla fruizione dei contenuti e all’utilizzo dei servizi online.

La normativa riguarda, tra gli altri:

  • servizi di commercio elettronico;
  • servizi bancari per consumatori;
  • servizi di trasporto passeggeri;
  • servizi di comunicazione elettronica;
  • servizi che forniscono accesso a media audiovisivi;
  • e-book e software dedicati;
  • terminali self-service;
  • e-reader;
  • dispositivi e sistemi digitali interattivi destinati ai consumatori.

Per un’azienda che vende online o offre servizi digitali B2C, l’accessibilità non è quindi solo una buona pratica: è un requisito normativo già in vigore.

Chi deve adeguarsi?

Gli obblighi si applicano agli operatori economici che offrono al mercato europeo prodotti o servizi rientranti nell’ambito della normativa. Nel caso dei servizi digitali, il riferimento principale riguarda i servizi rivolti ai consumatori. Per questo motivo, un e-commerce B2C o un servizio digitale utilizzato anche da consumatori finali deve essere valutato con attenzione.

Sono escluse dagli obblighi di accessibilità per i servizi le microimprese, cioè le imprese con meno di 10 persone e con fatturato annuo o totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro. Questo non significa, però, che l’accessibilità sia irrilevante per le realtà più piccole. Un sito accessibile è più semplice da usare, più ordinato, più inclusivo e spesso più efficace anche dal punto di vista commerciale.

Accessibilità digitale:
non solo sito web

Adeguarsi non significa installare un singolo strumento o aggiungere un widget al sito. L’accessibilità digitale riguarda l’intera esperienza utente:

  • struttura delle pagine;
  • gerarchia dei contenuti;
  • testi e titoli;
  • contrasti cromatici;
  • navigazione da tastiera;
  • moduli e form;
  • pulsanti e link;
  • immagini e testi alternativi;
  • documenti PDF;
  • checkout e processi di acquisto;
  • compatibilità con tecnologie assistive;
  • gestione di errori, notifiche e messaggi di stato.

Un sito accessibile deve essere percepibile, utilizzabile, comprensibile e robusto. In altre parole, deve poter essere navigato e compreso anche da chi utilizza screen reader, tastiera, ingranditori, comandi vocali o altre tecnologie assistive.

Gli standard WCAG

Le WCAG, Web Content Accessibility Guidelines, sono le linee guida internazionali per l’accessibilità dei contenuti web. Definiscono criteri tecnici e progettuali per rendere siti, app e contenuti digitali più accessibili. I livelli di conformità sono tre:

  • A: livello base;
  • AA: livello intermedio, generalmente considerato il riferimento più realistico e diffuso;
  • AAA: livello più avanzato, spesso difficile da raggiungere per l’intero sito o per tutti i contenuti.

Il livello A rappresenta il gradino base delle linee guide tecniche, ma non è sufficiente per legge: per evitare sanzioni e rispettare i requisiti normativi, l’obiettivo minimo obbligatorio è il livello AA. Le Linee Guida AgID e la normativa europea fanno riferimento anche alla norma tecnica EN 301 549, che rappresenta uno dei principali riferimenti per valutare l’accessibilità dei prodotti e servizi ICT.

Cosa cambia nel 2026

Dal 2026 il tema dell’accessibilità digitale è entrato in una fase più concreta. Le Linee Guida AgID sull’accessibilità dei servizi chiariscono meglio come gli operatori devono documentare, verificare e mantenere la conformità dei propri servizi digitali.

Per le aziende non basta più ragionare in ottica di “sistemazione una tantum”. L’accessibilità deve diventare parte del processo di progettazione, sviluppo, pubblicazione e manutenzione del sito o dell’app.

Questo significa:

  • analizzare lo stato attuale del sito o del servizio digitale;
  • individuare le barriere di accessibilità;
  • definire gli interventi correttivi;
  • documentare il livello di accessibilità;
  • rendere disponibili informazioni accessibili sulla conformità del servizio;
  • monitorare nel tempo eventuali aggiornamenti, modifiche o nuove funzionalità.

Come adeguarsi

Audit di accessibilità

Il primo passo è un’analisi tecnica e contenutistica del sito, dell’e-commerce o dell’app. L’audit permette di individuare problemi di accessibilità come contrasti insufficienti, elementi non navigabili da tastiera, assenza di testi alternativi, form non chiari, errori semantici, contenuti non leggibili da screen reader o documenti non accessibili.

Interventi tecnici e UX

Dopo l’audit è necessario correggere le criticità emerse. Gli interventi possono riguardare codice, componenti grafici, struttura dei contenuti, template, form, checkout, menu, elementi interattivi e documenti scaricabili. L’obiettivo è migliorare concretamente l’esperienza utente, non solo “superare un controllo”.

Documentazione e informazioni di accessibilità

I fornitori di servizi soggetti alla normativa devono pubblicare una formale Dichiarazione di Accessibilità, redatta secondo i modelli definiti dalle autorità, che specifichi lo stato di conformità, eventuali limiti e le modalità di contatto per gli utenti.

Monitoraggio continuo

L’accessibilità non si conclude con la pubblicazione del sito. Ogni nuova pagina, funzionalità, documento, prodotto, form o aggiornamento può introdurre nuove barriere. Per questo è importante prevedere controlli periodici, formazione del team e procedure interne per mantenere il sito accessibile nel tempo.

Rischi e sanzioni

Il mancato adeguamento può comportare sanzioni economiche e richieste di intervento da parte delle autorità competenti, ma il rischio non è solo normativo, un sito non accessibile può escludere una parte significativa degli utenti, rendere più difficile la navigazione, ridurre le conversioni e danneggiare la reputazione del brand. L’accessibilità digitale è quindi un tema di conformità, ma anche di qualità, responsabilità e competitività.

Come possiamo aiutarti con Eye-Able®

Eye-Able® è una piattaforma digitale pensata per supportare aziende e organizzazioni nel percorso di accessibilità, che permette di analizzare il sito, individuare criticità, monitorare contenuti e documenti e gestire in modo più ordinato le attività legate all’accessibilità digitale.

Come Partner Eye-Able®, possiamo accompagnarti nel processo di adeguamento, dalla valutazione iniziale alla scelta della licenza, fino alla definizione degli interventi necessari per migliorare l’accessibilità del tuo sito o e-commerce. È importante chiarire un punto: nessuno strumento, da solo, rende automaticamente un sito pienamente conforme, la tecnologia è infatti un supporto, ma la conformità richiede analisi, metodo, interventi tecnici, contenuti corretti e monitoraggio continuo.

I vantaggi dell’accessibilità digitale

Migliora l’esperienza utente

Un sito accessibile è più chiaro, ordinato e semplice da navigare per tutti gli utenti, non solo per le persone con disabilità.

Amplia il pubblico potenziale

Rendere un sito o un’app più accessibile significa permettere a più persone di accedere ai contenuti, acquistare, compilare form o utilizzare servizi digitali.

Rafforza l’immagine aziendale

L’accessibilità è un segnale concreto di attenzione, responsabilità e inclusione. Un’azienda accessibile comunica cura verso le persone e qualità nella progettazione dei propri servizi.

Aiuta la SEO

Molti interventi utili per l’accessibilità migliorano anche la struttura del sito: titoli ordinati, testi chiari, alternative testuali, link comprensibili e codice più pulito aiutano anche i motori di ricerca a leggere meglio i contenuti.

Prepara l’azienda alle normative future

Il tema dell’accessibilità digitale diventerà sempre più centrale. Adeguarsi oggi significa ridurre rischi futuri e costruire processi digitali più solidi, scalabili e inclusivi.

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